top of page

L'importanza dei libri e della lettura in età prescolare


importanza-dei-libri-in-età-prescolare

La lettura ad alta voce da parte di un adulto ad un bambino che ancora non sa leggere è una pratica importante per avvicinarlo alla lettura. Ma non solo: la ricerca scientifica inserisce la lettura condivisa in età prescolare tra le pratiche che favoriscono l’apprendimento della lettura in età scolare.


Leggere ad alta voce ai propri figli, può aiutarli a imparare a leggere con successo?


A molti genitori viene naturale leggere storie ad alta voce ai propri figli, fin da piccolissimi. I professionisti del settore educativo, gli insegnanti, lo fanno con regolarità. In molti sembrano riconoscerne, intuitivamente o per averli studiati, i vantaggi per i bambini, non solo nel momento presente, ma nel lungo termine. Eppure, questi molti non sono ancora abbastanza: non è scontato che genitori e adulti dedichino del tempo a questa pratica, così semplice e benefica.



Lettura ad alta voce: i benefici


La narrazione ad alta voce – da parte di un genitore o nonno o adulto ad un bambino, anche molto piccolo – magari poco prima del sonno, porta dei benefici importantissimi al bambino. Per esempio, può favorirne lo sviluppo:


  • emotivo: le emozioni vissute dai personaggi della storia fanno da modello per il bambino, che inizia a riconoscerle. Inoltre, queste emozioni permettono al bambino di entrare in contatto con le sue, in un contesto sicuro, a fianco di un adulto;

  • cognitivo: la lettura stimola lo sviluppo delle funzioni cognitive, come la memoria e l’attenzione, così come il ragionamento critico. In più, il bambino impara a conoscere il mondo oltre la sua esperienza “fisica”, diretta. Impara che esiste un mondo “là fuori”, che può essere esplorato e scoperto – dunque aumenta la sua curiosità verso la vita;

  • linguistico: il bambino impara nuove parole, come si pronunciano, come si usano nelle varie situazioni, in modo da saperle poi riutilizzare da solo nella quotidianità. Non solo, il bambino è esposto alla grammatica e sintassi della sua lingua nativa, che fungeranno da modello perché impari ad usare correttamente quella lingua;

  • culturale: le storie, specie se variegate, riferite a universi culturali vari, comunicano valori, tradizioni, riti, principi di etica - bagaglio essenziale per un bambino in crescita.



Leggere ad alta voce a un bambino lo aiuta a imparare a leggere con successo


La lettura ad alta voce di un adulto ad un bambino porta con sé dei vantaggi che vanno oltre quelli elencati nel paragrafo precedente. La ricerca scientifica, infatti, ci dice che leggere ad alta voce a un bambino in età prescolare contribuisce a gettare le basi per imparare a leggere e scrivere, nel momento in cui il bambino affronterà la scuola dell’obbligo, l’apprendimento della lingua scritta, della lettura – e tutto quel che ne consegue.


Negli Stati Uniti, dove la questione delle difficoltà di lettura, come la dislessia, viene studiata da molto tempo, nel 2002 è stato istituito il National Early Literacy Panel, una commissione di studiosi ed esperti in più ambiti. Uno degli obiettivi era individuare i prerequisiti che un bambino deve possedere, in età prescolare, per affrontare con successo l’apprendimento della lettura in età scolare. I risultati finali riguardano le lingue alfabetiche – dunque anche l’italiano – e ci dicono che tra questi requisiti rientrano i cosiddetti concepts about print e print knowledge, ossia possedere nozioni del tipo:


  • cos’è un libro, come è fatto materialmente;

  • un libro è fatto per essere letto;

  • un libro ha una copertina, che è diversa dalle pagine interne;

  • come si apre un libro (variabile culturalmente, se pensiamo ai libri in lingua araba che si aprono da destra a sinistra);

  • un libro ha delle pagine che si sfogliano;

  • un libro in lingua italiana si legge da sinistra a destra e dall’alto al basso;

  • nel libro ci sono parole ma anche colori e immagini;

  • le immagini non sono cose ma rappresentazioni di cose;

  • le parole del libro sono formate da lettere, che hanno un nome e sono fatte in un certo modo (forma, suono);

  • una parola stampata sul libro rappresenta la parola che l’adulto pronuncia ad alta voce.

Una buona pratica: Il Book Sharing


Tutte cose che spesso vengono date per scontate nelle cosiddette società “avanzate” – ma che non valgono per tutte le società, culture o famiglie. I bambini che ascoltano un adulto leggere loro una storia, possono toccare il libro, osservare quei segni piccoli e strani che si chiamano lettere, riconoscere l’iniziale del loro nome. Motivo per cui, una ricercatrice statunitense che si è occupata per anni proprio dei requisiti della lettura, Anne van Kleeck, in uno studio del 2009, basato sui dati raccolti dal National Early Literacy Panel, ha inserito la pratica del “book sharing” – o lettura dialogica/condivisa, tra i requisiti per imparare a leggere, sostenendola e diffondendola nelle famiglie americane meno abituate a usarla.


Anche i logopedisti che collaborano con Paperbox – startup torinese che opera in ambito di salute pediatrica – promuovono la pratica della lettura condivisa, soprattutto come strumento educativo per approcciarsi alla lettura dopo i 4 anni. Ti interessa saperne di più, di questa pratica, o altro, legato a dislessia, DSA, diagnosi, test necessari per diagnosticarla? Grazie a Paperbox avrai la possibilità di confrontarti online con uno specialista esperto in questi temi, in una prima sessione di 30 minuti, comodamente da casa tua, nella data che scegli tu, per soli €20! Scopri di più.




Scritto da Verusca Costenaro - verusca.costenaro@gmail.com




111 visualizzazioni

Post recenti

Mostra tutti
bottom of page